Descrizione
Il volume, a completamento del trittico comprendente Il tarantismo mediterraneo. Una cartografia culturale e , entrambi pubblicati da Itinerarti nel 2021, raccoglie una riflessione a più voci sul fenomeno del tarantismo – che trova in Puglia la propria “area elettiva” ma si attesta in diversi contesti del bacino del Mediterraneo – approfondendone tratti comuni e distintivi, anche in ragione della copiosa messe di studi e di nuove fonti emerse negli ultimi decenni.
In particolare, il saggio di Daniela Rota Tarantellario italo-ispanico (da padre Kircher al dottor Cid) osserva la diffusione, fra Napoli e la Spagna di metà seicento, delle tarantelle di ambito colto, in certi casi riprese da motivi popolari in seguito alle prime trascrizioni di melodie di accompagnamento del rituale coreutico, pubblicate dall’illustre gesuita Athanasius Kircher.
Antonio Basile (E Maria Catalda balla ancora… Notarelle paesane sul “Ballo della tarantola”) e Sandra Taveri (Fonti e testimonianze del tarantismo brindisino) riferiscono le molteplici testimonianze del medesimo dispositivo culturale nel Tarantino e nel Brindisino, dove la taranta per secoli ha rappresentato un flagello ma anche, paradossalmente, un richiamo per studiosi di un esteso ventaglio di discipline e tanti colti visitatori alla ricerca di vecchie e nuove “superstizioni”.
Eugenio Imbriani (Tarantismo e ibridazioni) ritorna su questioni nodali dell’approccio demartiniano al tarantismo, anche in relazione agli attuali processi di patrimonializzazione, per tratteggiare la natura “ibrida”, multiforme e sfuggente del celebre insetto ritenuto la causa del suo insorgere.
Il contributo di Vincenzo Santoro, Il culto popolare di san Paolo attraverso evidenze documentali e iconografiche infine, si misura su un tema, quello dell’arcaico “culto” popolare di san Paolo nelle sue complesse articolazioni, oggetto di riflessione di molti autori che non smette di riservare stupori, soprattutto per l’ampiezza e la varietà delle tracce iconografiche, dall’ambito popolare a quello dell’arte classica e colta.
A chiusura del volume una rassegna diacronica di testimonianze, dai primi dell’Ottocento fino alla indagine demartiniana, ricostruisce il dolente pellegrinaggio dei tarantati alla cappella di Galatina, da cui emerge un quadro di estrema marginalità e disagio esistenziale, che appare quanto mai distante dalla visione oleografica che si è recentemente affermata nel problematico revival contemporaneo.

